07/09/17

Me ne fotto dello scrittore Giovannino Concas


Questa profonda certezza che le cose saranno diverse... che ti innamorerai e sarai realizzato... Vaffanculo alla realizzazione e alla risoluzione... che si inculino quei due cazzo di vasi vuoti che contengono questo mare di merda. La realizzazione non si raggiunge, non fino all'ultimo istante. E la risoluzione, no: niente finisce davvero”
Rustin Cohle, “True Detective”, stagione 1, episodio 3, “La stanza sbarrata”

Giada mi guarda sospettosa.
Perché ce l'hai tanto con gli scrittori? È la tua categoria, alla fine”
Alla fine, mi raccomando”
No, io volevo dire...”
Ho capito, Giada. Non ce l'ho con tutti gli scrittori, non sono pazzo. Però considero la maggior parte degli scrittori in circolazione -o almeno quelli che conosco- come dei pavoni vigliacchi”
Una posizione dura e scomoda. Avrai molti nemici”
Non sono rilevante per loro. Non pubblico per case editrici importanti, credo che la mia voce non arrivi alle loro orecchie. Meglio così, no?”
Sei molto disilluso”
Sono semplicemente adulto. Tutto qui”
D'accordo, ma non puoi continuare a precluderti contatti, aiuti... non puoi rifiutare completamente l'ambiente, non so se mi spiego”
Non mi precludo niente, Giada. Se cercassi di ottenere successi e soddisfazioni con i metodi correnti, me lo prenderei solamente nel culo. Sarei goffo, ridicolo e improbabile. Non mi vendo per cinquanta copie. Anche economicamente non vedo alcun beneficio. Inutile lisciare persone, finisce per essere controproducente”
Avrai sempre una strada difficile davanti, Luca”
Strada? Ma di che strada parli?”
La tua strada come scrittore... e forse anche come persona”
La mia strada come persona e come scrittore non esiste. È solo una proiezione. Tutti noi abbiamo bisogno di consolazioni continue. Io sto cercando di farne a meno”
Dev'essere difficile stare con te”
Sicuramente. Infatti tu non ci hai mai pensato”
Non è stato sempre così”
Adesso non ha più alcuna importanza. Adesso siamo amici e tu dici che funziona”
Perché, tu non lo pensi?”
Per essere amici ci vogliono più aspetti accesi, rispetto a quello che abbiamo noi. Ci vuole un retroterra, un percorso almeno simile. A te piace il rumore, il rumore della gente, a me no. Basta questo per rendere difficile un rapporto”
Sei senza speranza”
Finalmente l'hai capito e di questo ti ringrazio”

A proposito di scrittori, mi chiama uno dei miei innumerevoli conoscenti (spesso tra i conoscenti includo anche i parenti, avrei incluso anche i miei genitori se non li avessi sentiti vicini) e mi informa che è uscito il nuovo libro di Giovannino Concas, scrittore napoletano di fascia medio-alta, quanto a consensi, eco del nome e forse vendite.
Ora, come è tradizione da queste parti, a me di Giovannino Concas non me ne frega un cazzo e la cosa è altamente reciproca. Se ci incontriamo ci salutiamo; non c'è altro.
Il mio imbarazzante contatto, un altro che vuole piacere a tutti anche se rutta, mi spiega che Giovannino Concas è passato da una casa editrice di Torre Del Greco a una di Reggio Calabria, più solida. Non vedo come l'informazione possa essermi utile.
Potresti provare anche tu con quella casa editrice di Reggio. Non conosci nessuno che li conosce?”
Non conosco nessuno”
Potresti attivarti in questo senso”
Scusami, come ci si attiva per conoscere qualcuno che conosce un altro che magari...? Non sono bravo in queste cose, lo sai”
Mica mi farai la vittima del sistema?”
Mai detto di essere una vittima. Del sistema, delle multinazionali, della società civile. Non credo a queste stronzate. Ho solo il mio carattere, non faccio sovrastrutture dietrologiche di sorta. Mi limito ad essere me stesso, e questo comporta molti limiti”
Sei un tipo autocritico, l'ho sempre pensato”
Sono un judoka del riserbo intellettuale”
Ma ti piace, per la cronaca, Giovannino Concas?”
No, mi annoia a morte. Lo considero un incantatore di assorbenti, un sacerdote del compromesso, un ipocrita. Finge di avere a cuore le sorti della gente, della città, dell'aria insalubre, dei profughi, delle puttane, persino dei perdenti, ma è solo uno che si fa seghe allo specchio e viene pure poco. Il mio è un giudizio orientativo, in fondo non lo conosco”
Alla faccia del giudizio orientativo... mamma mia che rancore che hai...”
Rancore? Oddio”
Ecco un altro che non ha capito nulla, non ha capito proprio cosa è in gioco per me rispetto a questi argomenti. Ma è anche a causa mia, perché non mi affanno a spiegare, a giustificarmi, a morigerarmi.
Ecco un altro che inizierà a non telefonare più, credendo magari di ferirmi con la sua nuova indifferenza. Come si è patetici quando si vuole ostentare distacco e incondivisione. Quando poi basterebbe dirlo in faccia, “non la penso come te”. Risponderei con un bel sorriso. L'ho sempre fatto. Si può essere più che gentili restando sulle proprie posizioni, non c'è bisogno di estremizzare anche i comportamenti, quando ci sono già le idee a rendere tutto complicato.

Mi rendo conto sempre più che oggi è in uso questa moneta: se hai delle tue norme, se dichiari apertamente un conflitto con categorie, insiemi, atteggiamenti, allora sei un fottuto arrogante. Devi stare calmo. Devi simulare. Perché rifiuti la maggior parte di quanto ti viene propinato? Allora sei un sociopatico. Un marginale che pretende pure, vedi che assurdità, di fare la voce grossa. Ma come ti permetti? Non sei tu che non vuoi entrare nel sistema, illuso idiota, vorrebbero dirti: è il sistema che ti ha cacato fuori perché non gli servi, sei solo zavorra.
Ma se dai minimamente l'idea di esserti realizzato o di poterlo fare in qualche modo spendibile, allora non devi stupirti se una parte di quel sistema, la tua microparte, ti aprirà le cosce e sarà già lubrificata per farti entrare.
Funziona così: segno più chiama segno più, segno meno chiama silenzio.
Scrivo di qualcosa che conosco bene. Non faccio come quelli che si inventano emozioni e stati d'animo sconosciuti per titillare il lettore. Non potrei restare sveglio tutta la notte a cercare battute ad effetto e spremermi per trovare le frasi giuste che diano la misura più fotogenica del mio sentire sociale.

C'è stato qualcuno che mi ha detto “potresti essere uno di alto livello”.
Alto livello. Una definizione agghiacciante. Dirmi questo è come violentarmi, quando vorrebbe essere uno stupido complimento di trazione affettiva.
Non ho mai capito cosa significhi essere “di alto livello”. Credo ci si riferisca alla riconoscibilità, ai dati effettivi di laboriosità e privilegi conseguiti. Sarei di alto livello se potessi pagarmi il dentista, i massaggi, le vacanze carine ed esotiche, se potessi permettermi di comprare prodotti alimentari specifici, a seconda delle mie ossessioni? O dovrei avere degli amici brillanti, riconosciuti, riconoscibili?
Penso ci si riferisca a questo. E allora mi tengo il mio livello basso, rasoterra, il mio profilo angoloso, la mia fama di poco furbo o di violento.
Quando i tanti Soloni in giro smetteranno di considerare i rifiuti come manifeste incapacità, allora acquisterò una bottiglia di champagne svizzero, mi ubriacherò, canterò una canzone alle stelle, bacerò i miei nemici in bocca anche con la lingua a tappeto, infine mi infilerò la bottiglia tra le natiche per raggiungere la mia costellazione acquariana, dove tutto è contraddizione, precipizio e folle impulso.


©Luca De Pasquale 2017


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