17/08/17

Un'estate violenta


Questa è un'estate che non sfigurerebbe in un film del primo Nanni Moretti. Recalcitrante, sporca, imperfetta fino allo spasmo. Ci si aggira per stanze e strade a petto nudo, sudati, con le sigarette che somigliano a dei tizzoni di carbone, con i viali un tempo alberati di questo posto di mare (innaffiato di cemento) che sono arterie deserte immerse nella noia.
Dalle case delle persone anziane arriva il gracchiare intollerabile di repliche di osceni programmi televisivi di intrattenimento e non; i pochi giovani rimasti in loco sono volgari, stupidi e non rassegnati al martirio di giorni uguali. Per cui urlano, si dibattono, organizzano comitive rumorosissime senza scopi.

E così mentre i vacanzieri sui social si dilettano con quell'ossessione di fotografare tutto, i loro luoghi di riposo, di svago, quello che mangiano, dove dormono, il silenzioso plotone di dannati a petto nudo con improbabili sandali casalinghi tace e si contorce tra invidia, senso di isolamento e rivendicazioni poco interessanti. Il gioco della vita che ad agosto è più crudele e ancora più patetico di sempre.

Da sempre, come è giusto che sia, chi può permettersi viaggi e spostamenti se ne strafotte di chi resta; e quelli che restano non hanno gli strumenti per accettare la divaricazione tra loro e “gli altri”, accentuando la rabbia, il disdoro personale, disordinate fantasie vendicative.
Cosa si potrebbe fare in questi giorni di agosto?
Trovare un partner occasionale con il quale girare dei filmini piccanti, per esempio. Io ti filmo mentre mi lecchi tutto, tu immortalami mentre ti mando in paradiso con la lingua di Menelik, e per favore godi in francese.
Sono sicuro che tuo marito non ti ha mai scopata così, tuo marito è un frocio mentale, un imbecille”: queste sono le frasi che si possono dire in un agosto simile.
Oppure si potrebbero rubare dei soldi a un vecchio parente, contattare qualche vecchia fiamma, masturbarsi al telefono con una sconosciuta fino a venirsi addosso e poi maledirsi, e ancora scrivere tutto quello che passa per la testa, tagliare cazzoni su facebook, far saltare ponti affettivi ormai marci.

Peccato, però, che questo selvaggio agosto di blatte morenti sul selciato caldo e di esercizi chiusi somigli più a uno di quegli inverni definitivi che si trovano, rigogliosi di dannazioni mai concluse, nei film di Valerio Zurlini.
Non è possibile lasciarsi andare a nequizie e atti disgustosi, perché resta alta una vigilanza interiore che impedisce derive eccessive. In questo deserto è più facile ascoltare la voce della dignità e del riserbo, e per questo perdere colore, essere assennati, morbidi, fattivi in circostanze di pura resistenza urbana.
Non mi lascio andare come molte estati fa. Non cerco avventure sporche che poi finiscono tutte con pomate al cortisone da spalmare e nausea esistenziale. Non cerco bottiglie, siringhe, canne fredde sulle tempie. Non cerco di ritrovare vecchi amici ormai scomparsi dalla visuale e per questo impresentabili all'appello delle nuove ere. Non rileggo per la ventesima volta in venticinque estati Sartre, Camus e Gide. Non me ne vanterò a settembre, vaffanculo a questa cultura in punta di forchetta. Sono stanco di trovarmi in compagnia di gente che perde tempo in citazioni, recensioni, osservazioni logorroiche su film, libri, amore e pure scultura. Vaffanculo alla cultura, se dev'essere un anestetizzante.
Preferisci leggere un meraviglioso libro mentre spiluzzichi ciliegie o preferiresti farmi entrare e godere insieme per qualche minuto? Non so, fammi sapere.
Anche a me piace leggere duro, difficile e quasi esotico. Anche io conosco libri di narratori norvegesi, delle Far Øer, di Saint Vincent&Grenadines e di Amalfi. Ma non mi reputo un uomo eccitante per questo, anzi. I sapienti sono tante volte degli anerotici e poi vengono subito, perché hanno troppe cose in testa e nelle loro mutande si nasconde sempre un Dorian Gray.

Sì, questo agosto somiglia agli inverni di Zurlini. Il cerchio si stringe e bisogna far presto. Bisogna ritrovare il coraggio delle attese. Arriva sempre il momento in cui si può tornare a muoversi e respirare come si è abituati dai primi sogni. Tornerà la pioggia, gli occhi saranno di nuovo profondi, gli odori più difficili torneranno e lì sarà questione di voglia di vivere o morire.
Ad agosto non esistono nemmeno idoli personali, salvezze conosciute, agosto è un mese di calore bianco e pazzo, senza appigli, senza sovrastrutture, intellettuali ancor meno.
In un agosto del genere non è nudo solo un re qualsiasi, sono nudi tutti, esposti al sole ma anche alla violenza della vita, alle selezioni silenziose che danno la stura a infiniti processi di separazione e diversificazione.

Mi guardo poco allo specchio, in questo mese. Non mi rado. Sto sempre a lavarmi, ma è come respirare, non è neanche un fatto di pulizia, estetica o conservazione.
Un amico mi ha chiesto: “Ma il tuo blog ha lettori ad agosto? Non sono tutti in vacanza?”
E io: “Immagino proprio di sì”
Allora perché scrivi?”
Secondo te si scrive solo per farsi leggere? Non credi che ci sia in ballo qualcosa di più profondo?”
Scrittura uguale lettori”, replica serafico il saggio.
Scrittura uguale emozione fermata e poi si vede”
Non sono d'accordo”
Tranquillo, ciao”

Sono quasi le sei del pomeriggio. Agosto. Un mese in cui la zavorra si anima e ti invade casa e pensieri. Agosto è come la chiusura di un anno scolastico, si traggono bilanci, ovviamente spietati. Questo è stato un anno avaro e sfacciatamente complicato, pieno di contraddizioni. Gli impulsi migliori sono stati umiliati da logiche di conservazione. I sogni più imprevisti sono finiti sulle rocce come Prometeo, spolpati da qualche rapace assoldato per mantenere gli equilibri pregressi. Si è parlato poco e ci si è capiti pochissimo. Ho avuto delle delusioni, quelle sono immancabili, ma più che altro si è trattato di conferme di quanto già pensavo o subdoravo. Confermo che non credo nel modo più assoluto nel recupero di situazioni e rapporti, quando abbondantemente compromessi.
Credo nel giorno seguente e solo in quello. Ho smesso di pensare di poter innescare passioni ingovernabili, e mi sento molto meglio.
Breve gittata, maggior presenza e migliore aderenza ai terreni di lotta. Anche i sogni sono terreni di lotta, ben più delle miserie quotidiane, perché il più piccolo dei sogni ha un fabbisogno di luce e fuoco così sconsiderato da mettere a repentaglio l'intero sistema di una vita.
Non mi tirerò indietro. Non mi sono mai tirato indietro.


©Luca De Pasquale 2017



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