28/08/17

Tradimento e tempo divorato


Appuntamenti nei pressi di chiese, di pub chiusi durante il giorno, sul lato destro di edicole monumentali, alle spalle di vecchi palazzi, sui gradini di un palazzo anonimo. Appuntamenti nei giorni di pioggia, subito dopo pranzo, nascosti in un pullover, riassunti da una sciarpa sobria, da un sorriso teso.
Mentivo, e qualcuno mentiva con me. Mi veniva dietro o mi precedeva. I baci erano più profondi di quelli ufficiali. Le paure più violente, le carezze chiedevano vita attraversando interi corridoi di morte e paura.
Mi dicevo: “Forse mi verrà un infarto. Cadrò per terra, cadrò nella pioggia, ma non rinuncerò all'abbraccio sbagliato”.
Ma non mi dicevo solo questo. Durante quegli appuntamenti, quelle fughe e quegli azzardi mi ricordavo di alcune intenzioni chiare sin dall'inizio: mai diventare vecchio.
Lo dissi anche a lei, quando mi chiese del futuro, di come affrontarlo. Le dissi che non sarei mai diventato vecchio. Che mi sarei ucciso prima di quella linea di demarcazione o durante. Che non si trattava di nulla di drammatico o romanzesco, e nemmeno triste. Le chiedevo una carezza, la tranquillizzavo, le ribadivo che quella non era disperazione ma pieno diritto di un'anima impossibilitata ad accettare il normale avvicinamento alla morte. Non volevo spaventarla affatto, piuttosto ricordarle del nostro poco tempo, se due persone fanno un frontale interiore nel pieno delle loro notti non c'è da perdere tempo in chiacchiere e teorie. L'amour fou dura solo nei libri, e nemmeno in quelli. Nei film non dura più di un'ora e mezza, inizio e dissoluzione compresi. La vita, le spiegai, offre qualche possibilità in più di ripetere l'errore e l'oltraggio finché non prevalgano definitivamente i colori più intimi, quelli che è impossibile giudicare.

Solo gli illusi credono che provare qualcosa per qualcuno non comporti percentuali di colpa e dolore tenuto sveglio per evitare il sonno della ragione.
Andavo a quegli appuntamenti con l'insonnia in bocca come un fiore appassito, con le mie parole sussurrate, che a lei dovevano dire qualcosa ma a me facevano schifo. Avevo voglia di lei, certo, e di cancellare il suo compagno dal suo destino. Lavanda gastrica del suo destino prima di me, lo desideravo. E già non mi sentivo più un ragazzo durante i nostri incontri. Questo aspetto rendeva tutto più immediato, destabilizzante. Tempo, sempre poco tempo. Coraggio, sempre sproporzionato rispetto a quel che resta da vivere e amare. Notti che non finiranno nel dimenticatoio del sonno stanco, troppe. Notti di stelle non richieste e per questo popolate da una strana magia, poche e per questo fondamentali.

Andavo a quegli incontri con lei felice che fosse autunno e che ci aspettasse l'inverno. Sapevo che la primavera è puttana per le emozioni, le sgrana e le demolisce prima dell'estate, con la sua falce di sconcertante semplicità obbligatoria. Le giurai che non avrei mai raccontato di noi a nessuno. Nessuna rivelazione, nessuna confessione, nessuna pagina scritta. Quando giuri che non racconterai niente, che non ti cospargerai il capo di cenere con inutili pentimenti, vuol dire che sta per finire, e in quel caso significava che il profumo nelle boccette blu scuro che ci portavamo in borsa e in tasca stava per trasformarsi in addio.
Non so come decidemmo di finire. Volevamo credere di averlo deciso noi. Necessità di illusioni. Ritornò sul discorso dell'uscita di scena: “Promettimi che diventerai vecchio, promettimelo ora”
Non posso. Mi ucciderò prima”
Promettimi allora che non smetterai mai di scrivere”
Mi è impossibile non scrivere, promessa facile”
Magari verrò alla presentazione di qualche tuo libro, nascosta però”
Presentazioni dei miei libri? Grazie per l'ottimismo, e comunque a me le presentazioni di libri fanno orrore quasi tutte. Io stesso faccio il guitto come tutti, la troia profonda. Non venirci, per favore”.

Ho mantenuto l'impegno, ma era ovvio. Non ne ho mai parlato a nessuno, e neanche ne ho scritto. Questa è solo memoria, tornarci significa divorare anni, sere alla finestra a guardare la pioggia, tornarci così è come cercare di fermare l'impronta del corpo su un letto disfatto, se tocchi qualcosa perdi tutto, anche i fantasmi.


©Luca De Pasquale 2017

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