29/08/17

L'oggetto misterioso


La notte rivela l'uomo.
Antoine de Saint-Exupéry

È così divertente, in fondo, essere un oggetto misterioso senza averne la volontà. Qui lo intuisco da come mi salutano che non sanno chi sono, cosa voglio, cosa faccio, che storia ho e come mai parlo quasi niente e mi limito a sorridere quando ascolto.
Immagino che qualche vicino spettegolando a tavola senza nessun interesse reale (e meno male) possa dire: “Strano quel tizio. Pare che è uno scrittore, ma in realtà è disoccupato... pare che lo hanno licenziato da dove stava...
pare pure che è divorziato... un tipo strano”
Pare, pare, pare. E parete pure, che problema c'è?
Mi accorgo di come per molti sia assolutamente inconcepibile che uno con pochi mezzi scriva. Questa azione, se non porta alle vendite di Baricco, De Giovanni e altri cannonieri delle classifiche, non viene capita. Altrettanto difficile è capire come possa avere l'arroganza e l'impraticità di scrivere uno che non è un insegnante, uno psicologo, un professionista in altro, un ex editore o un affermato editor. Nella concezione comune, oggi puoi permetterti di scrivere solo se sei già inquadrabile in qualche modo più semplice e immediato. E poi deve guadagnare, altrimenti che cazzo scrivi a fare? Magari poi un giorno scopri la tua vera strada e smetti di scrivere, no?
È così semplice fare le pulci che poi si diventa delle pulci.

Non gioco, sono realmente divertito. Dal mio storico personale, che mi dice, al netto di tutto, quanto io sia stato (e sia) oggetto misterioso per tante persone che in qualche modo mi hanno incrociato, inclusi parenti, amici, qualche compagna ad interim e poi quella fantastica categoria di assurda potenza rappresentata dagli amici delle compagne a cottimo.
L'ho sempre chiamato “il mio inesistente mistero”.
Mistero che non ho mai, in nessun modo, cercato di sospingere verso lo status di piccola leggenda rionale, aziendale o amicale. Il non comprendere le abitudini altrui porta inevitabilmente a perdersi in ipotesi fantasiose, ragionamenti limitati, congetture astratte che lambiscono la fantascienza dilettantistica. Scrivo, ma potrei anche vestirmi da donna ogni notte e andare a cercare piacere nei sushi-bar o nei cessi delle stazioni. Vale uguale. La banale verità è che scelte poco codificate e soprattutto poco gratificanti economicamente vengono percepite come stravaganze e tare. È una legge non scritta degli esseri umani, piuttosto penosa.

Su questa falsariga, non dimentico quello che mi diceva tanti anni fa una mia coinquilina a proposito del fatto che di giorno ascoltavo hard rock e heavy metal e la notte, di contro, deep house e musica atmosferica: “Ma perché ascolti musica house da solo la notte? Non conosco nessuno che lo fa! La musica house si ascolta in discoteca ed è comunque musica che si usa molto per scopare”
Ah, ecco. Quindi tu la usi?”
No, che c'entra. È che nessuno ascolta deep house da solo. Sei proprio strano”
A parte che non è solo deep house ma anche elettronica minimale, non vedo dove sta il problema”
Sei strano”
D'accordo, grazie del feedback”

Anche stanotte ho ascoltato house liquida, suoni dilatati, carichi di eco, quasi marini. Per buone due ore. Federsen, Janeret, Fresh And Low, Larry Heard, Sven Weisemann, Reno Wurzbacher, Peter Clamat. L'ho ascoltata sdraiato sul letto, occhi al soffitto, sigaretta in bocca, solo una piccola lampada accesa, ventilatore velocità uno. Ho pensato a molte cose. Tanta roba. Muovevo ora il piede sinistro ora, quasi impercettibilmente, la testa. L'house morbida nell'oscurità mi rilassa e mi carezza. Ne ho bisogno. E chi se ne frega se altri la usano per massaggi erogeni, pratiche solitarie, furioso petting stoico o sesso stile scheda in palestra. Non è affar mio. I suoni liquidi nella notte sono parte della mia fisicità, hanno la valenza di un tappeto gassoso sul quale posso lievitare senza giocare a fare l'esteta in romitaggio. Punto.

Stamattina alle sei gli operatori ecologici del comune di Pozzuoli hanno spruzzato insetticida ovunque. Io ero sveglio, con la tazzina di caffè in mano, mezzo stordito. Ho visto volare insetti ovunque, disperatamente alla ricerca di una via di salvezza. Vengono a morirti sul balcone, dimenandosi. La scena mi ha disgustato.
Poi ho iniziato a ripensare a quella donna che ha iniziato a scrivermi qualche mese fa, qualificandosi come “Mandragora76”. Le ho risposto che è piuttosto sciocco nascondersi dietro un nickname. Non amo queste forme di anonimato psicotico. Evito sempre. Lei mi ha scritto che amava i miei racconti, le ho detto che non sono racconti. Mi ha confessato che sono uno degli uomini èiù profondi che abbia mai incontrato e io le ho ribattuto che non ci siamo incontrati e che non si tratta di essere profondi. Non sono mica una sonda, sono solo un uomo. Potrei essere un pagliaccio, un artigiano dell'abisso, un insincero grafomane, pubblicato o meno che io sia. Niente, lei insisteva con l'idealizzazione.
Alla fine, considerate e soppesate negativamente le mie resistenze, mi ha scritto qualche giorno fa rivelandomi di aver incontrato l'uomo della sua vita. Una pratica che ho già avuto modo di esperire nel corso degli anni. E dunque, “l'uomo profondo” non le interessava più: bastava, come sempre, che arrivasse un fidanzato o un principe azzurro con i boxer colorati. Meglio per lei e per me.
La notte rivela l'uomo, non la scrittura. La scrittura è uno schermo, che lo si voglia o no. La notte è un regno, invece. Molti scrittori che ho conosciuto poi, nel privato, lontani dalle belle parole, si rivelavano essere persone di incredibile banalità se non degli uomini di merda. Può darsi che lo sia anch'io, mia cara Mandragora76 che dici di piacere agli uomini profondi. Non contattare sconosciuti, non fidarti, non idealizzare un uomo al suo pc.
In bocca al lupo, Mandragora76. Che il tuo compagno possa apprezzarti per quel che sei e quello che sogni di essere, che sia delicato nei baci e virile nelle prese, e che non sia un bastardo innamorato di se stesso. È il requisito minimo per non fare schifo del tutto, sai.

Quanto a me, residuo oscuro e falsamente misterioso di un estate di fuochi persi e guadagnati, so come aspettare la notte. Dimenticando novanta e cercando ostinatamente dieci, finché non mi sarà possibile dimenticare novantanove e sognare finalmente uno.


©Luca De Pasquale 2017








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