26/08/17

Incontri per decidere di non amarsi


Quante volte mi sono trovato a parlare -quasi sempre di notte- con qualcuno con il silenzioso e condiviso obiettivo di stabilire che era impossibile amarsi?
Diverse volte.
E posso dire che non sono stati incontri squallidi o tristi. Non posso dirlo, non posso scriverlo.
In giro non si parla d'altro che della presenza in amore, dell'esserci sempre e comunque, enfatizzando tutto ciò che è di lunga durata, stabile, solido. Così facendo si trascura un altro mondo che pure esiste, e tanto muove.
Il mondo concreto, concreto di sogno intendo, dell'amore fantasma. L'amore mancato è il più imponente fantasma celato nell'anima e nelle storie delle persone. Non è detto che gli amori fantasma siano solo paura, incapacità, inadeguatezza, conseguenze di altri fantasmi. Gli amori mancati possono non avere spiegazioni ragionevoli, oppure devono il loro destino a contingenze, distanze invalicabili di vario tipo, possono dipendere da luoghi affollati, contesti inadatti, dall'impossibile adesione al progetto esistenziale dell'altro.
Sono certamente responsabile di alcuni sentimenti mai sbocciati, soffocati in partenza, ridotti a bellissimi spettri dietro vetri, porte chiuse, pagine di scrittura. E questo perché per lunghi tratti del mio percorso la mia missione principale era la regolare e sistematica distruzione di me stesso. Non dell'altro. Senza usare questa scelta come alibi. Alibi non ne ho mai cercati, alibi è una parola che conosco solo nel significato, non nell'applicazione.

Una notte di qualche millennio fa, Mariella ed io eravamo fermi in auto, di notte, nei pressi di uno dei tanti belvedere della città. La desideravo. Speravo con tutto me stesso che lei provasse le stesse mie emozioni. Nascosto dietro una sigaretta, con il finestrino lato passeggero abbassato, guardavo il panorama tremolante di pioggia. Faceva molto freddo. Mi sentivo codardo e banale. E volevo che lei non si sentisse come me. Mi sentivo un codardo perché non osavo chiederle quello che in realtà sapevo di voler pretendere, e cioè che lei lasciasse il suo uomo per me. Io ero solo, in piena fase di ricostruzione personale, emozionale, di fiducia nelle idee, nei sentimenti.
Quella notte era bellissima e anche lei lo era. Io credo di no, io ero solo una sigaretta che bruciava, ero freddo e bocca secca, futura pagina desolata, futuro rimpianto. Ricordo la sua sciarpa blu, i suoi capelli, il suo sguardo forse innamorato e sicuramente colpevole. Ricordo nitidamente l'odore delle sue mani, forse crema Neutrogena frammista al suo vero profumo notturno. Continuavamo a ripeterci che no, non era possibile diventare qualcosa insieme. Una sensazione molto dolorosa, ascoltare la sua voce e anche la mia. Molto doloroso, anche, non poterla baciare, non poter avvicinare le labbra a quella sciarpa blu e arrendermi una volta per tutte. La cosa peggiore è che mi sembrava di conoscerla da sempre, come si scrive nei romanzi più sciocchi e come si racconta al telefono agli amici. La guardavo e mi chiedevo cose assurde, come si vestiva sua madre per esempio, di chi si era innamorata da ragazzina, quali canzoni la emozionavano a coda lunga, e di quanti abbracci poteva aver bisogno quando si ammalava. E mi dannavo come un codardo pure stupido, perché parte colossale nella mia rinuncia a chiedere troppo non era la paura di distruggere il suo legame in corso, quanto la consapevolezza presuntuosa che il nostro amore sarebbe durato poco. Troppe differenze, una persona che desidera gratificarsi dopo tanto amore spento non può accordarsi con un individuo teso all'autodistruzione, pur amando a più non posso. Perché chi contempla l'autodistruzione non è affatto inibito ad amare.
Quando lei mi lasciò sotto casa erano quasi le due di notte. Pioveva ed il freddo era diventato insopportabile. Quella sera portavo dei guanti grigi che avevano catturato lo sgradevole odore della nicotina. Avevo anche fumato troppo e l'ultima immagine che ebbi di Mariella, quando infilai le chiavi nel portone, fu quella del suo sguardo triste al cruscotto.
Salii lentamente a piedi le scale, continuando a pensare che avevo vissuto quel breve e lancinante miracolo che è l'amore fantasma, non l'amore suggestionato, quello reale ma non traducibile nei giorni a venire. Tutta un'altra materia; peccato che questa distinzione la facciano in pochi. Si tende a mescolare il gioco delle illusioni e dei desideri con il vero che non può compiersi. Un grave errore.

Riesco a ricordare molte delle pagine non scritte del mio destino, favorito anche dall'atteggiamento revisionistico di molte persone che incontro, tutte maledettamente concentrate nello smontare o negare quello che non è stato, allo scopo -puerile- di magnificare ciò che è in corso. Come Pietro, che è seduto di fronte a me e mi sta parlando della meraviglia che gli è capitata, l'incontro con sua moglie. Mi assedia con una serie di dichiarazioni apodittiche degne di un rotocalco di gossip: “Non ho mai amato nessuna donna come amo Margherita. Lei è la migliore”
Bravo, Pietro.
Ricordi quando soffrivo per Valentina? Pensavo di provare qualcosa... e invece non provavo niente”
Questo lo dici adesso”
No, ma no, Luca. No, Valentina non la amavo. Valentina era sbagliata per me. Margherita la amo da morire, invece”
Quindi secondo te si ama solo chi può apparire a nostra misura?”
Apparire? Margherita è a mia misura, e io per lei! Stiamo costruendo una famiglia bellissima, credimi. Te lo giuro”
Non ce n'è bisogno, per favore”
Margherita sa quello che sto per dire e per pensare, e io altrettanto con lei. Quando facciamo l'amore...”
Pietro, te ne prego. Niente dettagli”
No, ma che dettagli! Quando facciamo l'amore è l'incontro di due angeli, di due anime che si sono incastrate senza nemmeno parlare!”
Parlare di penetrazione infilandoci dentro degli angeli, questa per me è la vera, oltraggiosa oscenità. Spegnere il vissuto di quarant'anni per celebrare il nuovo e ceralaccato dalla società, ecco la stupidità degli uomini. Non riconoscere a quello che non è stato la qualifica di possibile perso, altro errore imperdonabile di cecità e conformismo.
I fantasmi d'amore esistono. Passati, presenti, futuri. Vivono dignitosamente sulle sponde di laghi incontaminati, compiendo gli stessi gesti che compiamo noi nel presente rimesso a nuovo, nella nuova leva di senso e di gioia calma che ci siamo ritagliati. Non possiamo arrogarci il diritto di sottrarre ai fantasmi la loro essenza più profonda, il palesarsi nei posti e nei momenti più impensati con un sorriso amaro, le mani profumate sotto il cielo immoto ed eterno di quelle notti di pioggia in cui credevamo poco al destino, niente alla durata e concedevamo poco credito all'arsura dolorosa delle labbra serrate in un rifiuto insopportabile.


©Luca De Pasquale 2017










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