25/08/15

Il risveglio come tuffo all'indietro


Considero Mark King e il suo approccio al basso elettrico quasi come un feticcio sessuale. Una sorta di manifesto orgiastico. Niente di meno. È sempre stato così. Mi piace da morire quel suono percussivo ed estremo, il suo usare un anello speciale al pollice (slapring) per lo slap, saranno quasi trent'anni che uso Mark King e i Level 42 per tirarmi su da situazioni molli che non riesco ad apprezzare.
Quando mi è stato detto da qualche serioso e compunto rocker che i Level 42 facevano sostanzialmente un pop funk piuttosto light, ho sempre sorriso con grande strafottenza. Nessuno ha suonato il basso come Mark King. E la mia testa è come un amplificatore per basso sempre acceso.
Al minuto 3:53 di Eyes Waterfalling, dall'incredibile live “A physical presence”, ci sono quei tre colpi di semplice slap che sono una sorta di affermazione dello strumento, della vitalità, della ritmica. Per me valgono oro.

I miei eroi musicali hanno compiti diurni e notturni. Mark King fa parte del lato diurno, è una delle tante piccole certezze che mi servono per resistere, anche quando non ne ho nessuna voglia. Gli eroi della notte li ho citati tante di quelle volte che penso ormai di ripetermi spesso: John Martyn, Mark Sandman, David Sylvian, Mick Karn, Layne Staley e mille altri. Dato che preferisco le tenebre alla luce, ecco che prevalgono nei miei ascolti. John Martyn, che anche quest'estate ha interpretato la parte del leone, è il musicista al quale sono legato dal rapporto più esistenziale. La bellezza della musica di John Martyn è quasi soffocante e mi manda in apnea; forse la amo in modo così sfrenato perché mi ricorda che ho perso. Ho perso in partenza e questo è uno stimolo clamoroso. John Martyn, ne sono convinto, sapeva dall'inizio di essere destinato a perdere. John Martyn se ne fotteva di tante cose e di tanti stronzi, ho letto la sua biografia, ho visto cosa gli è successo. La sua voce riecheggia nelle mie notti insonni, accompagna le mie sigarette, delimita la portata di incubi e previsioni, è un faro sepolto nella memoria che riesce a sorridere e a suicidarsi nello stesso istante, una magia da guitti.

Dormo due ore e poi mi sveglio. Ogni volta che riapro gli occhi, è come un tuffo all'indietro. Finisco nella polvere e nel tempo, finisco nel mio futuro con un occhio bendato e con qualche parola nuova sulle labbra.
Dormi, ti impicchi al primo arcobaleno del sonno e poi ti svegli costruttivo, confuso, insolente, ansioso, invecchiato.
Esci sul balcone e guardi lontano, come se dovesse apparirti qualcosa o qualcuno. Se sei fortunato, becchi i lampi. Poi torni a letto perché in fondo sei uno stronzo, sei uno stronzo anche tu, con il tuo fabbisogno di riposo. Non hai il coraggio insensato di dormire il meno possibile. Ci provi. Ti hanno convinto che ci devi provare. Questione di lucidità, di cera, di colorito, eccetera.
Stamattina il cielo sembra annunciare un temporale estivo, ma è un cielo traditore e piuttosto banale, in fondo. Troppa luce. Mi concedo “Call me crazy”, John Martyn voce e chitarra e il contrabbasso -di insostenibile bellezza- di Danny Thompson. Arte che chiama la pioggia. Arte che riscatta il senso di questi momenti, parti del percorso, tuffi all'indietro come tutti i risvegli, spostamenti senza annunci, diversioni, divagazioni, depistaggi continui.

La vendita privata dei vinili e dei cd, che per anni mi ha aiutato a non crepare strangolato dal sistema ufficiale, è finita a puttane. Nessuno vuole più pagare per la musica. Vogliono risparmiare. Sempre e comunque. È avvilente. Quando mi arriva la mail di tale Lorenzino Cresio, che per trentacinque cd mi offre quarantuno euro e cinquanta, capisco che è finita. Spulcio tra i titoli che ha selezionato: Frank Zappa, Average White Band, Focus, Grateful Dead, The Fabolous Thunderbirds, il grande Michael Chapman, Barclay James Harvest. Gli rispondo educatamente che non se ne fa nulla. Quarantuno euro per trentacinque pezzi è un abominio. Soprattutto perché non stiamo parlando di cd neomelodici o di raccolte di Al Bano, platinum collection del cazzo o raccolte con inedito e traccia karaoke. Si tratta di rock di qualità. Ne faccio quasi una questione morale, niente affare. Lorenzino Cresio, che è pazzo come tutti i collezionisti di dischi (me incluso) o quasi, mi scrive una piccatissima mail in risposta, nella quale stigmatizza il mio rifiuto, preconizzandomi una cronica difficoltà a piazzare dischi in giro nel mio futuro semplice ed anteriore. La cestino senza controreplicare: depenno Lorenzino Cresio, grossista di polpette di cinghiale, dalla mia lista di contatti. Come lui, ne avrò depennati altri duecento. Mi spiace, ma per principio non vendo un disco di John Entwistle degli Who.
Non morirò di certo senza Lorenzino Cresio, uno che mi offrì -qualche anno fa- la clamorosa cifra di trecento euro per l'intera discografia di Frank Zappa. Ma con trecento euro oggi non ti fai nemmeno quella -in serie economica- di un qualsiasi artista italiano mediamente prolifico.
Più hanno soldi, più vogliono risparmiare. Stessa equazione per certi artisti; più sono noti e più producono merda: ma non quella “d'artista” di Piero Manzoni, in questo caso, si tratta di una merda facilmente smerciabile, trasversale, per tutti i gusti, decodificata come la pizza il sabato sera, la scopata delle 15e30 la domenica con le tende abbassate ed un porno di Salieri in bassa frequenza per stimolare, merda decodificata come la pay tv, come la preghiera con le parole sbagliate per seguire l'esempio della famiglia, come il voto obbligato per persone e movimenti che somiglino un minimo al lassismo più utilitaristico.

Passano due ore e Lorenzino Cresio si fa vivo di nuovo. Ecco il testo della sua mail:
Ciao Luca, allora non mi hai fatto sapere niente? Ciao Luca, ecco che allora ti propongo un cambiamento: di cd me ne vendi quaranta e io offro cinquanta euro. Posso passare tra due ore, ti trovo a casa? Buona giornata e serata, LC”
Buona giornata e serata? E il pomeriggio, la notte, non me li scrivi? Questo farà sì che rifiuterò ancora, gentile Lorenzino Cresio. Ti mando su Amazon, a suo modo è un viaggio anche quello. Anche se poi non potrai postare i tuoi selfie ridicoli con fette di anguria, il perizoma di tua moglie, la bellezza innocente dei tuoi bambini viziati, il tramonto sul mare che per te significa solo l'approssimarsi dell'ora di cena o una scopata coniugale dopo l'abbuffata di rito, pesce fritto e vino frizzantello.

Tutto sommato lo scambio di mail con Lorenzino Cresio mi ha messo di buon umore. Il cielo si è purtroppo liberato, basta con John Martyn per ora: tornerà stanotte, più bello ancora. Mi piazzo alla luce con “Mr. Pink” dei Level 42, vero e proprio rituale dionisiaco per chi vive di note basse. Il tuffo all'indietro si interrompe, adesso si vive, adesso si ride, anche e soprattutto di questa precarietà circense che somiglia ad un'espiazione ma più probabilmente è un contrappasso con difficoltà di digestione.

Luca De Pasquale, 25 agosto 2015





2 commenti:

  1. Luca... SEI UN GRANDE !!!

    con affetto
    Dario

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  2. Grazie davvero Dario! Affetto pienamente ricambiato. L

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