23/07/12

Kerosene


So poco della notte
ma la notte sembra sapere di me,
e in più, mi cura come se mi amasse,
mi copre la coscienza con le sue stelle.
Forse la notte è la vita e il sole la morte.
Forse la notte è niente
e le congetture sopra di lei niente
e gli esseri che la vivono niente.
A. Pizarnik

Vedo esseri che si affannano a trovare un senso. Con molta più buona volontà di me. Lo cercano nelle relazioni, nei giri d'amici, nei passatempi, nel collezionismo, nella fede, qualche volta -ma con senso di colpa- nel sesso.
Tante volte nel lavoro, ma le crepe sono sotto strati di vernice. Hanno buona volontà da vendere e anche convinzione, non spetta a me giudicare o criticare, e non mi interessa nemmeno.
A ognuno le sue macerie. A ognuno le sue ferite incise, il sorriso folle di quel che non è e non è stato. Ognuno reagisce di par suo.
Ma questa ricerca di senso mi avvilisce, mi disorienta e mi stanca; mi opprime indicibilmente questo rifiutare la crepa, l'infiltrazione, la macchia di sangue, sugo o sperma che sia, questo volersi sentire per forza parte di un percorso, di una strada, di un progetto che abbia la grande qualità di ESSERE SPIEGABILE AGLI ALTRI.
Può darsi che la negatività sia la mia libido, il mio albero motore, la mia tenuta connotante; può anche darsi che ci sia del compiacimento a muoversi come una iena ferita tra carcasse e mucchi di cenere. Può darsi che io sia così dannatamente limitato da non riuscire a concepire una realtà che non trasudi disagio, rincorsa, rimpianto, passione e morte.
Può persino darsi che io abbia letto troppo nell'infanzia e nell'adolescenza, che io sia uno scarto attivo in lembi di umanità che mi attraggono e repellono allo stesso tempo.
Come un animale con un parassita all'altezza del cuore e una folla di cattivi consiglieri alle orecchie del sesso, mi aggiro tra amicizie occasionali, improvvisi entusiasmi e altrettanto repentine ricusazioni, e noto con raccapriccio che anche uno stile di vita silenzioso e volutamente disadattato crea fastidi.
Un meccanismo di una scempiaggine incommensurabile; non aderire a modelli non comporta sottrazioni a chicchessia. Anzi, dovrebbe rafforzare la baldfanza di chi invece si muove ben coperto, ben apprezzato e ben compreso.
C'è gente che ci muore, se gli altri non capiscono e non approvano cosa sta facendo; credo di appartenere a quella fascia di disadattati che se ne fotte, e senza sentirsi dalla parte della ragione. Me ne fotto perché ho vissuto in questo modo e ho definitivamente abbandonato la buona volontà.
Non sono un autore affermato, non sono un uomo di prepotente presenza scenica, non posso influenzare la società circostante e men che meno posso incidere nelle persuase ossessioni altrui. Sono dietro una porta sbrecciata, in un palazzo asettico, dove non si fanno feste se non per andare via.
Non ho una visione educata del mondo e spesso i miei pensieri sono osceni e strafottenti; alla fine sono solo cervello, cazzo e cuore. Dove il cazzo non è concepito come sancitore di dolcezze e il cervello non è orientato verso strade ben asfaltate.
Mi piacerebbe scrivere qualcosa che metta in pace anche una sola anima, ma i miei sono fuochi fatui carichi di sogni sbilenchi, di Re defenestrati, di sesso abrasivo e senza speranza, e le mie firme non comportano deleghe o testamenti.
Chi mi ha incrociato e si è pentito di averlo fatto, direi che si tratta di una colossale perdita di tempo. Non siamo così importanti. Per incidere si dovrebbe morire insieme, si dovrebbe mettere tutto a soqquadro, sbattendosene di ambiente e circostanze. Ma c'è tanta squallida vigliaccheria imbevuta di un romanticismo nauseante, e le emozioni sono osservate nella fase di vestizione, di modo che possano poi esibirsi in pubblico.
Eebbene, a quel punto avrebbe più senso sputarsi nel palmo della mano e iniziare a menarsi l'uccello, sarebbe meno pornografico, meno ipocrita, meno in cerca di consensi.
È pornografia esibire relazioni, compagni, pubblicazioni, introiti, soddisfazioni e trofei, è la sbavante modestia competitiva da tenere sotto controllo per non essere giudicati male.
Un uomo negativo andrebbe bene come amante, ma per poche notti; perché se la libido procede anche nel disbrigo dei fatti quotidiani, allora è imbarazzante.
Accade di assistere a chi giudica e strepita, avendo magari un cazzo in bocca, la coscienza sporca e la tasca piena di bigliettini ammiccanti. È grottesco.
E i burattini aziendali, altra razza grottesca. Conosciuta, vissuta, sopportata, rifiutata.
E chi ti prega di pregare, e con l'altra mano titilla il sesso sconciamente a secco, mescolando gli umori più acri con la voglia di piacere e di esserci, e di ricevere un sorriso.
Le menzogne di Dio ci hanno reso vergognosamente dipendenti dal domani.
Generazione, la mia, di merda, perché a volte è bastata una sola grande delusione sentimentale a chiudere rubinetti e occhi; perché non ci basta ancora l'ossessione di apparire progressisti e corretti, nonché sensibili.

E mi aggiro, libidine e kerosene, in questa nuova estate di cortesi scambi d'informazioni, quest'estate di consacrazioni piombate ed equivoche, quest'estate di agonie personali che scadono nell'indecenza di gruppo, quest'estate di coglioni che annunciano nuovi contributi a se stessi e all'umanità, quest'estate di speranzose chiavate con i lumini sacri accesi a non evocare nuove cocenti delusioni.
Piagnucolosi ometti con le spalle curve e l'ano rovinato dalla pazienza del lavoro, convitati di pietra pronti a metterci al corrente, sto pubblicando un libro, sto amando una donna, ho conosciuto una persona importante.
Kerosene e oblio.

Il temporale scompagina i tasselli di un'estate senza esibite felicitazioni. I bravi ragazzi mi sembrano pesci rossi che delirano in una brocca, la poesia per forza, la poesia per tutti.
Darsi senso, una mania, una fissazione, una necessità: la deriva va evitata, vero?
Cattivo sapore, di lucida impotenza, cattivo sapore che rovina la buona tavola ed i giusti raduni, cattivo odore che non dovrebbe essere avvertibile in tua assenza.
Temporale che qui fa puzzare ancora di più la strada, e quelle scelte altrui in cui non sei stato neanche interpellato.
Non so perché e non so fino a quando, ma la decenza della finta partecipazione continua a sembrarmi un oltraggio.
Come le riunioni in cui non si dice niente e si chiede la dignità della non dignità con quattro formulette aggregative, quattro formulette del cazzo che convincono solo stolti e lavativi.
Ne vedo, ne vedo tanti di palloni gonfiati e buffoni di corte dal fiato pesto; e ne vedo ancora tanti, di diramatori di auree regole di convivenza e salvezza.
Perché dobbiamo darci da fare per trovare un senso, e dobbiamo stare a casa il meno possibile, pena l'atrocità di una tranquillità che apparirebbe senza percorso.

Luca De Pasquale, 23 luglio 2012

19/07/12

Padiglione Martirio 41, ufficio sparizioni


La donna bionda in fila alla cassa indossa una gonna praticamente inesistente; nonostante superi di qualche unità i cinquanta, porta a spasso una carica sessuale imbarazzante. Le sue rughe sono erotiche.
Le sue cosce leggermente butterate non chiedono altro che di essere accarezzate.
Un po' appartato dietro di lei, con qualche moneta nella mano sinistra, sono uno sgorbio senza morale. Mi limito ad ossessionarmi con "Digging your scene" dei Blow Monkeys, io che non so ancora come farmi riconoscere in pubblico e forse non mi interessa.
So di spray deodorante, un po' mandorla un po' morte, mentre tonnellate di carne si ammassano nel flusso della giornata, nell'equilibrio sciocco della serata, c'è tanta di quella carne che pensare concretamente al sesso sarebbe come inserire una virgola inutile in un discorso già pomposo e sovraccarico.
C'è una distanza incalcolabile nell'occupazione isterica degli spazi.
Valerio, il barista, i nostri sguardi si incrociano, mi è chiaro che la donna gli ha procurato un'erezione e un golìo di sconcezze, per un attimo mi figuro la sua lingua carnosa su quella pelle ambrata e delle oscenità di prassi.
La donna paga e scarta sulla sinistra, la sua gonnellina svolazza, vuole recuperare tempo, vuole sputare in faccia a Dio e a Crono, è coraggiosa, è piena di forze e di pretese, ha volontà e a suo modo è spirituale.
Pago anch'io. Ho mal di testa da chiesa mancata, ho mal di testa da lavoro sbagliato, ho mal di testa da città rumorosa e i ricordi sono al banco pegni in mezzo a cianfrusaglie di gente morta.
La donna bionda mi lancia uno sguardo, giusto per capire se sono uomo anch'io, se sono uomo davvero, se lo sono stato e quanto non sono ancora fottuto da poter palesare indifferenza.
Ma io sto celebrando un funerale, un funerale intermittente tra stomaco e testamenti di silenzio, sono in Belgio ad inseguire un'idea, sono all'inferno con il disco giusto, sono il punto di virgola fasullo tra le indecisioni di altri amanti, sono lì, a cambiare i fiori sull'altare di un'offesa che rimarrà senza dubbio eterna e senza salvezza.
Le vendette, portachiavi arrugginiti. Il bar puzza, puzza dei piedi della gente e del mio essere lì.
La barca a vela sorride ai bambini in un ondeggiare che nella realtà è vomito e immediata ricusazione di ogni progresso apparente; questi corpi seminudi mi danno la nausea, non c'è preghiera, non c'è attesa, è solo un gioco sferragliante, sono respiri vacanzieri, sono pavoneggiamenti decadenti, non c'è altro.
L'autodistruzione gioca a dama con le trame che non desidero sviluppare e tantomeno subire. Sono un proiettile pulsionale di rabbia in una scenografia al risparmio, c'è un equivoco, noi non l'avevamo convocata, lei chi è scusi?
Sono il tuo sogno sbagliato, mi avevi già rimosso mentre mi preparavo.
È così, pezzo di merda, mi hai fatto perdere tempo e metodo, mi dovevi avvertire che non ero necessario, non avrei stirato la camicia, non avrei rimpianto quel sorriso che è rimasto senza foto.
Valerio si gode la sua erezione, la donna si è seduta ad un tavolo, accavallando le cosce fino in fondo, fino al nero del desiderio invecchiato, fino al delirio di quel che non accadrà.
Valerio stasera fotterà la moglie con più impeto, ci metterà più sporcizia, leccherà ed anserà rauco, e io non scriverò un romanzo su storie di uomini talmente piccoli, io in prima fila, da non poter essere concepiti per inchiostro e rilegatura.
Sono storie di brividi, sono storie di impulsi e fine degli impulsi, non c'è messaggio, non c'è morale, mi sembrerebbe pretestuoso e presuntuoso, sono miserie che accendono la vita di verità transitorie, siamo noi.

Il cielo piscia quattro gocce.
La vecchia ha aperto l'ombrello e ci si è rifugiata.
La mia camicia puzza di sudore acido e le zaffate di deodorante sono invalidate dalla prepotenza della pelle, sento di avere le gambe calde e bagnate.
Valerio è abbronzato e ha un'erezione; deve essere dotato di un sesso medio, neanche tanto nodoso, ma è giovane e conserva quell'aura irrazionale di sentimento che tanto spesso va a molestare l'assoluta invadenza del sesso.
Instancabili sui marciapiedi, volontari di Greenpeace ed Amnesty International; hanno il difetto di ripetere la pappardella anche ad invidui improbabili, tendenzialmente inavvicinabili. Ai quali sento di ascrivermi, perché la mia cordialità ferma e discorsiva allo stesso tempo non è altro che una fuga in piena luce.
Solo passioni misere possono galvanizzarmi, è inspiegabile ed indecente.
L'infelicità strisciante mi seduce senza sosta; quella esibita mi annoia e mi fa schifo, la trovo innaturale, piagnucolosa, monocorde.
Un amico lamentoso è da macero, un amico silenzioso e dilaniato è da podio.
Tutto qui. Non c'è codice, non c'è condivisione, non ci sono fiori che non abbiano vissuto qualche giorno da scheletri.
Il cielo piscia quattro gocce.
La donna bionda mi supera sul marciapiede; le bionde un tempo mi facevano un effetto devastante, mi innamoravo del colore e della possibilità di amarle.
Un tempo.
La sua gonna è quasi completamente sparita, risucchiata dalla pelle sudata sotto le natiche, continua ad urlare sesso e pazzia per le strade del quartiere pigro, un quartiere con la morale floscia nel sospensorio.
Non sono vecchio. Eppure, mi sono consumato un bel po'. Non è molto narrativo e sarà anche opportuno fottersene.
Non sono scenografico e ogni sera prego perché le rughe esproprino la fatale protezione del mio viso.
Marmellata al ribes. Fred Bongusto. Cani con troppi collari. Casualità invalidate dalle attese. Promesse sui trampoli e oroscopi melensi, edulcorati.
Il pezzo marpione di Santana, i diversivi di una sparizione, il carcere della memoria e i cancelli della marea, la stralunata comparsata di rimorsi ed incompetenze.
Non sono ancora vecchio e volevo essere libero; era l'unica cosa che mi interessava da bambino. Libero di fare il poco non condannabile; qualcosa si è inceppato ed eccoci a recitare per la sera.
Je ne sais pas.
Jacques Brel, Bambi Cruz, Matthieu Kassovitz, Jean Genet, Didier Six.
Je ne sais pas. Je trouve la faille.
Je fais de mon mieux.

Sotto le scritte degli innamorati c'è quel che non si è detto.
Se gratti non trovi, se ti lambicchi uccidi, se uccidi ami senza parlare.
Brindisi al leggero Valerio che stasera amerà la moglie solo per un impulso esterno. Imperfezioni.
Lo sperma è la crema di una resa a testa alta, lo sperma è un codice in corto circuito dalle prime avvisaglie di tormento.
Lungomare. Gabbiani. Salsicce. Figli e nuovi coppie. Illusioni. Canzoni. Sigarette. Errare è umano, vagabondare è declinarsi.
Ammiccare, la rapidità del male. Fingere di confessarsi per decostruirsi.
Cancellare. Clacson. Incidenti. La quiete maldestra delle prime speranze.
Cncellare.
Cancellarsi.
Scomporsi, vendersi a tranci, sciogliersi, baciare con la catena, distruggersi con tutte le stelle accese, organizzarsi per pregare, scoppiare di crema e idee.
Il blu assurdo della quiete che non trovo mai. Che non ho mai trovato.
La diga dell'intelligenza per nascondere la misera stazione dove il fiore si divora da solo e si riproduce, fiocco rosso per nascita e consunzione di demoni.

Mi appassiona quell'ingegnere che sorseggia l'analcolico: ha gli occhi tristi.
Mi appassiona senza passione quella ragazza sgraziata che mi mostra un interesse pudico, è perfettamente inutile idealizzare un uomo che ha tutti i vizi più banali amplificati da una presunta profondità di pensiero.
E dai e dai mi sono preso un'altra scossa, per colpa dei tuoi occhi verdi”, cantavano i Ridillo. Abissi di pensiero e di qualità: meglio tenersi alla larga, sono sempre stato un leggero, un finto profondo. Un bluff su carta elegante, ma niente carati.
Un bacio labirinto e tu ti perdi”
Sto ancora aspettando una macchina per scrivere; sono anni che le guardo nelle vetrine, mi faccio sedurre dai dettagli e poi desisto.
La porta è aperta, ciao, ti piace come sto?”

Frasi sconvenienti che non nascondono nulla di fatato.
Lingua in bocca alla sincerità, lingue di gatto per cocktail di carezze.
Son capaci di dire tutti 'ti amo tanto' mentre stan facendo l'amore”.
La lambada è grottesca.
Le scuole di scrittura portano secchezza vaginale e retorica.
Le pubblicità che vertono enfaticamente su problemi vaginali mi irritano; come uomo mi sento boicottato. Le micosi, noi come dovremmo fare? Le candide che abbiamo avuto in dono? Le candide ammissioni fittizie che le candide siano casuali? Le abrasioni sul prepuzio, anche a noi possono renderci nervosi. E dunque anche noi abbiamo bisogno di creme. Anche noi potremmo arrivare ad un appuntamento con amici e declamare: “Scusatemi, ma ho veramente un prurito intimo maledetto... tra fibia e filetto, precisamente”.
Collezione di donna in bacheca pericolante. Amici vietati.
Bello dire “si chiude una porta si apre un portone”. Frase sciocca, decerebrata, di convenienza sorda: preferisco “si chiude una porta, ci lascio i denti e tu speravi si chiudesse”.
Collezione di francobolli nel lato ombroso della casa e della personalità.
Il parolone di questa nota è “RORIDO”, spero sia gradito; non di rado lo si ritrova in didascalie pornografiche o fetide poesie pubblicate a pagamento dai coglioni che ancora si fanno stampare da truffaldine case editrici.
Non leggerò mai più “Torre di Guardia”. Lo feci a dodici anni. Disgusto.
Non sono cresimato e non ho mai tollerato le veterofemministe; sono obsolete, didatticamente debordanti e rancorose. Sono sciatte e ammassate su torti personali, vociferanti e traballanti.
Creme De Menthe al bar, poi a casa a scopare. No serate brillanti.
Alcuni sindacalisti sono molto sciocchi; altri, un tempo, sembravano affascinanti.
Festival della Malinconia senza barman acrobatici; abolizione dei biglietti di felicitazioni.
Sto ancora aspettando per una macchina per scrivere; Creme Curaçao e a casa a dormire.
Je ne sais quoi.


Luca De Pasquale, 18 luglio 2012

13/07/12

Scheimpflug



Quella specie di forza che lo sorreggeva da un anno o due stava esaurendosi, dissolvendosi, ma a che pro raccontarlo a suo padre, non poteva farci nulla, e nessuno poteva farci nulla del resto; le persone davanti a una simile confidenza non potevano che rattristarsi leggermente, sono ben poca cosa i rapporti umani, però”
Michel Houellebecq, 'La carte et le territoire”

L'arrivo dell'estate accelera i processi di riconoscimento. In metropolitana si parla di vacanze, ognuno spiega dove, con chi e per quanto. In alcuni si scorge la blanda e borghese ossessione del viaggio. Il viaggio come purezza, come atto nuovo e simbolico, rinfrancante, per dissolvere nubi e rendere inoffensivo chi ci vive accanto.
In metropolitana c'è un prete che suda e sta zitto.
C'è una coppia di mezza etò, già annoiata e senza parole. Buste della spesa.
Una donna giovane che parla ad una collega più attempata di matrimonio (appena celebrato) e di figli (lei e il marito li desiderano, non vedono l'ora e occorre dirlo in giro).
L'indiano gioca con il telefonino. È timido, sguardo basso e pancia in dentro.
Io leggo, fatico a tenere a bada la riluttanza all'ascolto e alla compagnia, cerco di ricordare nomi di caratteristi francesi, mi piace esercitarmi in prove che non servono a nulla. Sono le migliori.
Tutto questo mondo in programmazione mi esaspera, mi scoraggia, cadenze, scadenze e steccati, non ho programmi, non ho programmi che lascino sorrisi, è giusto che io legga questo libro senza spiegare altro.
Nessuno può essere così vacuo da insistere nel cercare chi ascolti il tuo non voler tramandare movimento, il tuo spiazzarti di continuo, dovevo esserci ma ero altrove, ci sono stato ma ero sgradito, ci sarò ma non secondo aspettative.
Cercare interlocutori consenzienti è una forma squamosa di ritardo.

I vestiti colorati delle troppe donne in giro creano un secondo cielo nella mia stanchezza.
Troppi naufragi alle barriere del primo cielo. La stanchezza è sempre una beffa senza lacrime e non trattiene testimoni. Crema, smalto, orologi con cinturino in paglia, centri benessere, quello era un mio parente, mi ha guardato anche ma me ne sono sbattuto di salutarlo.
Corto circuito, cattivi pensieri, cattivi comportamenti, il gioco delle parti è falso di conio e solo la passione può lasciarti dormire davvero la notte.
La fragilità diventa una sfida, una stagione nelle stagioni, un bagaglio sempre pronto ad essere riaperto da mani carezzevoli, materne, femminili.

Leggo il necrologio, è morto Luigi il taxista, detto “Brillantina”.
In questo quartiere le persone mantengono i soprannomi anche post mortem.
E i combattimenti della vita sembrano svolgersi in una prigione estesa oltre i dossi dell'immaginazione.
Una piccola città dove essere dimenticati.
Nero e azzurro di coraggio. I colori somigliano sempre alla follia, è vero.

Tenersi occupati è l'occupazione di molti. Una manifesta intenzione di non fermarsi a pensare, un tentativo fintamente disinvolto di non sentire addosso i brividi della solitudine.
Ma stiamo invecchiando. E le persone iniziano a rifiutarci per davvero, i rifiuti non sono più stralunate e ambigue parate di speranza e vittimismo, sono solo rifiuti e sono pericolosi; vanno ad ampliare cicatrici, a peggiorare rughe e manie, ci costringono ad uscire di casa e cercare consensi.
Le agenzie di viaggio, i cineforum, i blog, i social network, i concerti, le cene, le associazioni: domande di consenso alla nostra stessa vita, con il lanternino fioco dell'illusione a rischiarare il cammino quasi indifferente svolto fino ad ora.
Cerchiamo anche di fotterci, nel bene e nel male; cerchiamo di superare gli altri in ottuse gare di felicità e sicurezza, cerchiamo di fotterci carnalmente, morsi, bacini arcuati e fiori spalancati, a pochissimi passi da un abisso che quasi mai avremo la pazienza di rendere casa.
Ognuno con le proprie categorie mentali, la psico-certezza del bene e del male, infastiditi ma pavidi di fronte a frastagliate e frigide regole morali.
Nelle nostre case e con i nostri affetti ci sentiamo al sicuro, forse anche dal ridicolo; peccato che spesso la buccia di banana sia nascosta ai piedi del letto.

Luca, il caffè lo vuoi caldo o freddo?”
Me lo chiede una persona di cui non m'importa nulla, i suoi eventi sono solo un ronzio molto persistente, e mi sento in colpa di farmi offrire un caffè.
Rifiuto. Non so se riesco a sorridere.
Con gli anni, il piacere di reincontrare persone che hanno fatto parte di altri tempi e di altri pensieri è arrivato ai minimi storici. La finzione della stima non dimostrata non regge, è solo olio per non farsi friggere il mazzo. Non funziona. Non c'è stima e non c'è carburante, non vedo che problema ci sia a renderlo palese.
In tutti questi ultimi anni ho visto un continuo gioco di favori reciproci, io a te e tu a me, io ti faccio diventare questo e tu mi garantisci quest'altro, fammi fare un colloquio presso quell'azienda ed io ti presento un mio avvocato, io ti nomino capo del reparto Bidet e tu mi riferisci che succede tra i dipendenti, “vuoi presentare il libro di Azzetti? È uno stronzo, ma conosce Esposito Editore, ci serve”.
E ho visto coppie che stanno insieme perché così è sperimentato, ci si poggia a vicenda e si accetta che lei sia un po' fredda di chiamata e lui il coglione da calcetto o da playstation, le famiglie approvano ed è meglio tenerle buone.
Le scoppiate infoiate di passione che cercano solo uomini impegnati per potersi piangere addosso, i fidanzati eterni che reclutano confidenti a compartimenti stagni per trovare un senso espressivo, chi ancora pensa che uscendo in comitiva c'è più possibilità di andare a piazzare l'uccello da qualche parte e non tra le cinque tristi dita.
E poi, i figli non salvano niente. Chi li fa per salvare e sancire non fa che rovinare delle vite in sboccio.
I bugiardi rimangono tali. I buffoni possono anche avere carisma ma restano buffoni. E i comportamenti da troia non hanno redenzione, neanche tra le giustifiche della memoria.
Si può scegliere di restare ossessionati da questa merda. Imprigionati in questo reticolo di vigliaccheria, sperma secco e mali del cuore; rancorosi, acidi, infervorati e grotteschi.
Si può scegliere di aspettare il momento giusto per sputare in faccia a qualcuno, quando ci si sentirà di nuovo al sicuro.
Ma, forse, è preferibile la stanchezza, una stanchezza che non si è annunciata e che dalla notte più casuale ti avvinghia agli occhi, ostruendo canali e bonificando melma, una stanchezza che non è miglioramento e neanche caduta, che non è progetto e men che meno sogno, è la tua nuova oscura età.
Dovrai lambiccarti per trovare rifugio dall'ombra; dovrai ascoltare i rimproveri delle tue vecchie ossessioni, “ma come, non mi supplichi più di rovinarti?”
Serve una piccola città.
Per farsi dimenticare e dimenticarsi, bagaglio alla mano.
Una piccola città di pioggia e di gentilezza.
Una piccola città educata e pulita con un bel cimitero recintato e ombreggiato, in cui potrai anche passeggiare, sapendo però che finalmente non troverai il tuo nome.
Sogno senza recinti, cupezza alla mano, e pazienza se non piace, il consenso viaggia troppo veloce per la stanchezza.

Luca De Pasquale, 13 luglio 2012

10/07/12

Un mec minable


Interessare è un equivoco. Quasi sempre è un equivoco.
Sedimenti immateriali e tante poche notizie fanno il resto.
Interessare è un picco imprevisto con cartilagini deboli e bisogna avere uno stomaco forte per disilludere e disilludersi.
Interessare qualcuno ha un prezzo variabile, ma comporta qualche segmento del tuo tempo steso su pietre e altri momenti in sale d'attesa deserte.
Sei arrivato troppo presto o troppo tardi, e non è detto affatto che tu sia arrivato.
La luce del frigorifero tiene in equilibrio la notte sulla realtà.
I sogni sono passioni eccessive; aumenta il bisogno di autodistruggersi.
I corpi delle persone sono desiderio, non conoscenza e macelleria. Dipende.
Le persone fidate, una categoria della mente.

C'è qualcosa di delirante e scomposto nelle abitudini che si conservano con insistenza e fierezza. C'è qualcosa di malato nelle azioni rassicuranti.
C'è qualcosa di altamente ridicolo nel cercare di interpretare e forzare chi ci troviamo di fronte. Di sicuro si tratta di mancanza di libertà sotto mentite spoglie.
L'estate è giallo nausea, e i brandelli di pelle dorata mi ricordano le menzogne, le buffonate emozionali, le parate sessuali.
Camere d'albergo, docce, case in affitto, roditori che copulano sotto lo sguardo attento degli affetti ufficiali.
Le foto, le foto girano il mondo e svuotano la carne.
La carne si svuota ad ogni abbandono, la carne è una scusa materica per gli errori peggiori; si sbaglia con l'alibi delle emozioni. La libertà, la settimana enigmistica, le condutture dell'acqua pazza, gli amanti che si divorano di pretesti, profilattici e si mordono di futuro vivendo al passato eterno.

Il viaggio è lungo ma è destinato a finire quando il bello ti saluta per tramontare nelle fantasie di altri.
La mensa. Pasta. Un panino sereticcio. Carne, limone e cattivo odore.
Il cervello. Il cazzo. Il cuore. Il cazzo nascosto dal cervello. Il cuore rubinetto del cazzo.
Tacchi a spillo. Sonni leggeri per anime pesanti. E le gentilezze di chi si aspetta ancora qualcosa da te, prima che il tempo cominci.

I caratteristi deformi del quotidiano coatto: Cipollino Piccolino, il sosia del maestro Gianni Mazza, il Macellajo al taglio di sartoria, Occhi Di Sperma, la Banotti imparentata con Lorena Bobbitt, O'Cafone, il fotografo ad accenno di Viagra, il tris di troie al Gallo Negro, le finzioni indie convinte, quello con l'alopecia che usa spesso il mezzo tecnico, il golden boy borghese amico delle donne, sempre con la patta cucita a dovere.
E tu, sempre più spettinato, idiota, parziale, frainteso, francofilo, gallofono, non ricercato nel linguaggio e neanche nel modo di starnutire, tu rincoglionito raccoglitore di stimoli non da viaggio, tu infedele pensatore di ottime viltà.
La grandeur equivoca dell'interesse, un quadro che non entra in un quadro, un uomo che non entra in un solo cazzo e non ha dipinto le arterie a gioco di luci.
Il cappuccino freddo aiuta a pensare e a distanziarsi.
I pantaloni ti contengono, sono loro a muoverti le gambe, ed è la fame a farti sorridere agli stronzi, ma servirebbe a poco fare discorsi sul nero pioggia e sul potere di troppi inverni affascinanti e solitari.
Il vuoto è una banale e pletorica attrazione, ma funziona.
E gli sbagli, quando non sono regolati, ti rendono carne che finalmente morirà in altra carne.

LdP, 10 luglio 2012