05/06/11

La condanna


Il letto è caldo. Troppo caldo. Sono sudato, puzzo di bambino. Anche il pezzo liquido e sensuale di Addex sembra non servire a nulla.
La voglio. La voglio come non mai, sento i tendini tesi, il collo gonfio, la lingua ingrossata e secca, la schiena inarcata senza motivo, le mani bollenti ed estese sulla stoffa del lenzuolo.
Fuori piove e le confusioni del mondo non hanno alcun senso. Nel giardino anstistante lo stadio c'è una festa, c'è un giocoliere in canottiera che incanta ragazze e allocchi. Alto, fisico slanciato, la canottiera nera ben piazzata lo rende un pezzo di sesso ambulante, con il suo baffetto curato e le braccia poderose. Me lo vedo, mordere delle labbra eccitate e sentirsi forte, più di sempre, un artista amato, un artista che vive e che consuma.
Uomini del genere provano orgasmi a caso, orgasmi che sono conferma di seduzione e passare delle ore, non c'è sogno e non c'è tempesta. Lo so perché lo so. Quando sono piaciuto per motivi artistici ho dimenticato il piacere e mi sono tenuto le fotografie.
Provo a girarmi, il desiderio è un mostro di veli che si agitano al presagio dell'estate, fantasmi caldi in cieli a strati. Non mi salva il battito languido e ferito di Addex, sono una frenesia nera che oscilla tra morte e resurrezione, l'intensità dei pensieri e delle premonizioni è tale che purifica tutta la sporcizia dell'esperienza.
Passo la lingua sui denti, odoro le mani, penso alla mia età, penso a questi quaranta che sbandiero nelle conversazioni e nelle precisazioni, la mia provata esperienza, i miei viaggi di speranza e disperazione, la mia città che mi trabocca dentro, il sesso che è sempre più collegato all'anima.
Provo sensazioni ben più potenti e spietate di quando avevo solo trent'anni, sono quasi spossanti e non prevedono tregue studiate.
Piove e sento dei tamburi, aritmie, sono infastidito e spengo Stan Getz. La sigaretta sa di qualcosa di semplice, è un accompagnamento, è la mia pestifera propaggine, sempre. Sono sudato dietro la schiena e il sesso è duro nei pantaloni soffici, senza urlare, senza molestarmi.
Nella galleria di questa sera ventosa e cocente c'è posto per il millantatore in canottiera nera, per le persone sbiadite e insapori che ho superato, per le fatiscenti delizie che non ho ammirato in chi mi si offriva, annoiandomi a morte.
Ho superato di gran lunga la penosa distinzione tra creatore sobrio e creatore rumoroso, io appartengo alla prima categoria e me ne frego, perché la passione è lava che quando mi si raffredda addosso mi regala altra febbre.
"Gli pioveva in testa da tempo, ma raccolse tutta l'acqua piovana e la rese oceano per due", questa la frase che rotea nella mia immaginazione, alternandosi al desiderio del contatto fisico.
Cancello degli insulsi messaggi, strappo delle carte, giro intorno a quello che sto scrivendo da qualche giorno, mi carezzo la pancia ed è calda come tutto il resto.
L'altroieri ho assistito alla preghiera in ginocchio del parrocchiano. Ho spiato il confessionale, il prete con la barba, le vecchie signore che aspettavano pazientemente.
Mi sentivo un bastardo, ad essere entrato nella casa di Dio con tutto quel desiderio addosso, melmoso, folle, animale e smisurato, cieco e velato di stelle nuove, abbracciato alle coraggiose sculture di un'anima in movimento.
Sono entrato in chiesa e mi sono stupito di essere in grado di portare tanta vita addosso, confusa, umile e desiderosa di nuovi spazi, paziente e matura come un'occasione di rifondarmi daccapo e riconoscermi meglio.
Mi è tornata in mente la foto di un matrimonio, l'incredulità e l'imbarazzo di chi lo viveva, la mia presenza sommessa. Ho ricordato un sorriso ed un festeggiamento, ho ricordato anche che ho la tendenza a spiegarmi le cose e poi finisco per fare in un altro modo, come anima desidera.
Mi sono chiesto, sono qui con la pelle bruciata, con l'anima al neon, sono un uomo di parole e gesti forti, sono qui e non so bene perché, ma fa parte del grande incidente che affronto.
Il prete con la barba mi ha guardato. Sì, sono stato un grande peccatore e lo sarò ancora, penso che si veda che mi trascino catene di voglie e speranze, sono peccati gravi, sono bracciate nel futuro, chissà se ne sarò degno.
Nuotare non è per tutti, rischiare ancor meno. Se il prete mi dirà che costruire è peccato mortale, io continuerò sulla mia strada. Se il prete si accorgerà dei miei desideri, farò in tempo a rivelargli che è l'anima a nascondersi al centro delle fiamme.
E se sarà condanna, allora cercherò di morire eroe per qualcuno che finirà sicuramente dopo di me.
Luca De Pasquale

Per l'amore, la condanna che arriva sempre quando sei innocente e distratto.